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Gordon Brown: “Meno di 50 giorni per salvare il pianeta” (19/10/2009)

Gordon Brown

Gordon Brown

“Abbiamo meno di 50 giorni per rimettere le cose a posto”, altrimenti “sarà inevitabilmente troppo tardi per rimediare ai danni provocati dalle emissioni incontrollate di CO2”. E’ quanto ha dichiarato il Primo Ministro britannico Gordon Brown nel suo discorso tenuto al Major Economies Forum di Londra.

“Solamente la scorsa settimana – ha aggiunto il Primo Ministro – abbiamo avuto nuove prove della scomparsa dei ghiacci artici. In appena 25 anni i ghiacciai dell’Himalaya, che costituiscono una riserva d’acqua indispensabile per 750 milioni di persone, potrebbero scomparire definitivamente. Secondo le stime del Foro intergovernativo sui cambiamenti climatici (Intergovernmental Panel on Climate Change – IPCC) entro il 2080 un miliardo e 800 milioni di persone, ossia un quarto dell’attuale popolazione mondiale - potrebbe rimanere senz’acqua”.

Brown ha aggiunto che il recente rapporto del Global Humanitarian Forum guidato da Kofi Annan sottolinea che 325 milioni di persone stanno già soffrendo gli effetti di siccità, malattie, morie di bestiame, insufficienti raccolti agricoli e deterioramento delle riserve ittiche. Un ulteriore mezzo miliardo di persone sono a rischio estremo, e ogni anno gli effetti dei cambiamenti climatici stanno già uccidendo 300 mila persone; una cifra che potrebbe innalzarsi a 500 mila entro il 2030. “Il 98% delle vittime vive nelle nazioni più povere – ha dichiarato il capo del governo britannico – che insieme sono responsabili per appena l’8% delle emissioni globali di anidride carbonica. Questa è la grande ingiustizia dei cambiamenti climatici: coloro che vengono colpiti per primi e più duramente sono quanti hanno fatto meno per provocarli”.

“Ma la minaccia – ha proseguito Brown – non è ristretta ai paesi in via di sviluppo. Un’eccezionale ondata di calore nell’estate del 2003 ha provocato 35 mila morti in Europa. Proseguendo nelle tendenze attuali, un evento del genere potrebbe diventare di routine in Gran Bretagna entro pochi decenni. E nel corso delle vite dei nostri figli e nipoti il caldo intenso del 2003 potrebbe diventare la temperatura media in gran parte d’Europa”.

Il Primo Ministro ha quindi sottolineato che la minaccia che abbiamo di fronte “non è solamente umanitaria ed ecologica, ma anche economica. Tre anni fa infatti il rapporto Stern ha concluso che un fallimento nel contrasto dei cambiamenti climatici risulterebbe in un abbassamento del Pil globale del 20%. E questo sarebbe un costo economico maggiore delle perdite causate dalle due guerre mondiali e dalla Grande Depressione”.

“Io credo – ha concluso Gordon Brown – che un accordo a Copenhagen sia possibile, ma dobbiamo francamente ammettere che i negoziati non stanno procedendo abbastanza velocemente. Prima di Copenhagen ci sarà solamente un’altra settimana di trattative a Barcellona, e pertanto ritengo che i leader debbano impegnarsi in prima persona per spezzare l’impasse. Non possiamo scendere a patti con il pianeta; non possiamo scendere a patti con i cambiamenti climatici incontrollati, e dunque dobbiamo scendere a patti gli uni con gli altri.“Non possiamo permetterci di fallire. Se falliamo ora, pagheremo un prezzo molto alto. Se agiamo ora, se agiamo insieme, se agiamo in maniera risolutiva, il successo a Copenhagen è ancora alla nostra portata. Ma se falliamo la Terra stessa sarà in pericolo, e per il pianeta non esiste nessun piano B”.

Note per i redattori

Il discorso integrale (in inglese) e' disponibile sul sito di N10

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