Storia dettagliata di Villa Wolkonsky
Le origini
Il comprensorio di Villa Wolkonsky si estende per oltre quattro ettari sul Colle Esquilino, nella parte sud-est di Roma, immediatamente all’interno delle Mura Aureliane, e costituisce uno dei pochi spazi verdi esistenti in una zona della città densamente popolata. Il punto d’interesse più vicino è la Basilica di San Giovanni in Laterano.
Alcune straordinarie rovine sono la principale caratteristica dell’area: 36 campate del tratto neroniano dell’acquedotto costruito dall’Imperatore Claudio nel 52 d.C. per trasportare l’acqua da Subiaco, da una distanza di oltre 80 km. in direzione est. Nella stessa area sono state inoltre portate alla luce alcune tombe romane. Quella nel miglior stato di conservazione era stata costruita dal figlio del libero imperiale Tiberio Claudio; una delle facciate presenta una raffinata lavorazione in laterizio del I secolo d.C.
Per secoli questa parte di Roma rimase inedificata; con tutta probabilità, risalgono all’VIII secolo i lavori di costruzione della chiesa e dell’ospedale di San Niccolò, proseguiti fino alla fine del XIV. Nel XV secolo venne creata una piccola costruzione in una delle campate dell’acquedotto, forse una fattoria, dato che la zona era ancora in aperta campagna. Nel 1551, si citava il vigneto di Camillo Rustici e Lorenzo Corvini in corrispondenza di quest’area.
Nel tardo XVI secolo Roma iniziò ad espandersi rapidamente e nel 1586 Papa Sisto V fece costruire Via di Santa Croce in Gerusalemme nella zona limitrofa ad est. Ma l’area che ospita specificatamente Villa Wolkonsky rimase non edificata. Una cartina del 1676 di G.B Falda ed un quadro di Nelli del 1748 mostrano entrambi la piccola costruzione ancora in piedi, ma circondata da terreni aperti. Nei registri dell’anagrafe di Roma del tardo XVIII secolo si fa riferimento alla proprietà come Vigna Falcone e, agli inizi del XIX secolo, questa era accatastata come orto di proprietà dell’erede di Gian Giacomo Aquaroni.
L'originale Villa Wolkonsky
La tenuta era ancora un terreno agricolo quando venne acquistata nel 1830 dalla Principessa Zenaide Wolkonsky. La principessa, nata Zenaide Alexandrovna a Dresda nel 1789, era la figlia del Principe Alessandro Beloselsky-Belosersky. Alla nascita di Zenaide, lui era l’Ambasciatore russo presso la Corte sassone. Quando venne nominato Ambasciatore presso la Corte di Vittorio Amedeo III di Savoia nel 1792, la famiglia si trasferì a Torino dove Zenaide trascorse gran parte dell’infanzia. Nel 1811, sposò il Principe Nikita Wolkonsky, aiutante di campo dello Zar Alessandro I; vissero separati per gran parte della loro vita matrimoniale.
La Principessa Zenaide si stabilì a Roma per la prima volta nel 1820 e, nei tre anni successivi, si dedicò anima e corpo alla vita artistica e musicale della città. In seguito tuttavia partì per Parigi ed infine per Mosca, per esaudire il desiderio dello Zar che la voleva di nuovo in Russia. Lasciò però la Russia nel 1829 dopo la morte di Alessandro, per fare ritorno in Italia.
Di nuovo a Roma, Zenaide si dedicò all’ampliamento della sua nuova proprietà, commissionando all’architetto romano Giovanni Azzuri la costruzione di una piccola villa all’interno di tre campate dell’acquedotto. Convinse persino il Governo papale a sostenere le spese delle riparazioni al resto dell’acquedotto. Trasformò il terreno su entrambi i lati dell’acquedotto in un romantico giardino, piantando centinaia di rose, siepi, aiole ed alberi. Fece costruire sentieri e laghetti e creò due vialetti speciali: la Allée des Morts e la Allée des Mémoires, contornati da siepi e statue. La collocazione esatta di questi vialetti è incerta; probabilmente quello dedicato ai ricordi si svolgeva lungo l’acquedotto e l’atro attraversava il bosco.
Fece porre altre sculture e ruderi romani in piccole aree del giardino, fissandoli alle pareti dell’acquedotto ed incorporandoli nelle grotte formate dalle arcate inferiori ed interrate dell’acquedotto; larghe anfore ed urne vennero messe in vari punti dei giardini. La Principessa commissionò sculture di suoi amici, compreso un piccolo busto dello Zar Alessandro I, montato su un pilastro di granito rosso scuro tratto dalla sua colonna commemorativa a San Pietroburgo. Il busto si trova oggi nei pressi del tempietto in fondo al giardino. Pezzi di marmo e pietre antiche vennero usati come targhe per servitori fedeli e persino per i suoi animali domestici. Ma, soprattutto, vennero piantati roseti in tutto il giardino. Verso la fine degli anni Trenta del 1800, Fanny Mendelssohn, sorella del compositore, descriveva il giardino come traboccante di milioni di rose, ‘in cespugli, alberi, arbusti e siepi, tutte lussureggianti ma mai così poetiche e deliziose come quelle che si arrampicavano lungo gli scuri cipressi’.
In questi primi periodi, la Villa veniva usata dalla Principessa come ritiro dai suoi appartamenti al centro di Roma. Suo marito la raggiunse a Roma nel 1834 e, nei primi anni che seguirono, Zenaide organizzò un turbinio di riunioni, serate, salotti, recite, balli e feste artistiche e musicali. Anche se i Wolkonsky continuarono ad abitare al centro di Roma, vicino alla Fontana di Trevi, gran parte di questi intrattenimenti artistici avvenivano nella Villa e nei suoi giardini. La Principessa Zenaide conosceva Stendhal ed intratteneva autori come Sir Walter Scott, James Fennimore Cooper e Gogol (che progettò ‘Le Anime Morte’ disteso in una delle grotte del giardino). Lei stessa musicista di talento, Zenaide conobbe Glinka e Donizetti e posò per il pittore russo Karl Bruilov a cui era legata da una stretta amicizia.
Alla fine degli anni Trenta del XIX secolo, Zenaide si convertì, divenendo una zelante cattolica romana. Era poco probabile che il nuovo Zar la esentasse dalle nuove leggi immobiliari contro i cattolici, ma Zenaide si rifiutò di tornare alla religione ortodossa. Dopo una breve visita in Russia nel 1839 per mettere a posto gli affari di famiglia, fece definitivamente ritorno a Roma, in un esilio autoimposto. Il Principe Nikita morì nel 1844.
Zenaide si trasferì dai suoi lussuosi appartamenti ad un’abitazione più modesta, dedicandosi ad opere educative e caritatevoli. Morì nel 1862, all’età di 73 anni, ed è sepolta vicino a suo marito ed a sua sorella nella chiesa di San Vincenzo e Sant’Anastasio, non lontano dalla Fontana di Trevi.
Quando suo figlio Alessandro ereditò Villa Wolkonsky, fece portare alla luce alcune tombe nell’area della Villa. Alla sua morte, l’immobile venne ereditato da Nadia, Marchesa Campanari, discendente di da uno dei due figli adottivi di Alessandro.
Villa Campanari
Nell’edizione del 1883 di Walks in Rome di Augustus Hare, la Villa era ancora descritta come dotata dei più bei giardini con splendide vedute sulla campagna romana fino ai Monti Sabini ed ai Colli Albani. Si potevano visitare i giardini con un permesso speciale il mercoledì e sabato. Successivamente, però, la famiglia Campanari vendette gran parte della tenuta Wolkonsky approfittando del rapido sviluppo urbanistico della zona. Fortunatamente, nel 1886 il Ministro dell’Educazione Ruggero Bonghi intervenne per prevenire ulteriori frammentazioni della proprietà. I giardini avevano comunque perso parte del loro splendore e gli straordinari panorami erano via via nascosti dalla costruzione di nuovi edifici.
Agli inizi degli anni Novanta del XIX secolo, i Campanari furono in grado di acquistare una nuova casa situata a sud dell’originale Villa Wolkonsky. Questa nuova villa venne in seguito data in affitto a vari locatari. Secondo la Guida Baedeker del 1904, era possibile visitare i giardini il martedì ed il sabato mattina (con mancia al portiere) e si raccomandava di visitare le rose. Nel 1922, la famiglia Campanari vendette la villa al Governo tedesco e la casa divenne la Residenza dell’Ambasciatore tedesco alla ripresa dei rapporti diplomatici dopo la prima guerra mondiale.
La residenza tedesca
Nei dieci anni successivi, con l’aggiunta di due ali e di un piano superiore, le dimensioni della residenza praticamente raddoppiarono: vennero installate enormi cucine, una lavanderia ed impianti di riscaldamento e ventilazione; venne inoltre costruita la piscina in un luogo riparato in fondo al giardino. Anche la piccola villa nell’acquedotto della Principessa Wolkonsky venne ampliata, con la costruzione di un’altra casa vicino all’ingresso principale per il Ministro dell’Ambasciata. Vennero poste nel bosco alcune brutte baracche utilizzate come uffici dell’Ambasciata, ma si procedette al contempo al restauro dei giardini, che divennero ‘un’oasi di pavoni, rose e grilli canterini’, come scrisse Raleigh Trevelyan nel suo libro Roma 1944. Nel periodo 1942-43, venne collocati gli splendidi marmi dell’ingresso, della sala da pranzo e della sala da ballo.
Ma nel 1943, con l’occupazione tedesca dell’Italia, la Villa cessò ufficialmente di essere un’Ambasciata. Dopo la Liberazione di Roma nel 1944, il Governo italiano sequestrò l’immobile in quanto non veniva usato per fini diplomatici. Dopo la fine della guerra, la Villa faceva parte dei beni presi come riparazione e fu posta sotto la Commissione di Controllo degli Alleati, con il Governo italiano che fungeva da guardiano e liquidatore. Venne occupata per breve tempo dalla Legazione svizzera, e quindi dalla Croce Rossa italiana.
La residenza britannica
Nel 1946, l’Ambasciata britannica vicino a Villa Torlonia, a Porta Pia, fu vittima di un attentato terroristico ad opera dei sionisti. Il Governo italiano mise a disposizione del Governo britannico Villa Wolkonsky, e l’Ambasciata vi fu trasferita nel 1947. Il Governo britannico acquistò ufficialmente l’immobile nel 1951. Villa Wolkonsky divenne la Residenza dell’Ambasciatore britannico e la Cancelleria venne collocata nell’ormai molto grande villa di Zenaide, all’interno delle campate dell’acquedotto, anche se alcuni funzionari dell’Ambasciata lavoravano nella casa del Ministro, nelle baracche nel bosco ed in altre costruzioni situate nel comprensorio.
Nel 1956, il crollo di una delle campate vicine alla Cancelleria rese necessarie alcune profonde opere di restauro ai 366 metri dell’acquedotto ormai fatiscenti. I lavori vennero eseguiti dal Ministero dei Lavori britannico dal 1958 al 1960 sotto la direzione di Aubrey Bailey. Si rese sicuro l’acquedotto eseguendo i lavori in modo da non alterarne l’aspetto esteriore – quello di romantiche vestigia ricoperte da piante rampicanti e roseti.
Nel 1971 venne ultimata la nuova Cancelleria, progettata da Sir Basil Spence, e gli uffici dell’Ambasciata furono trasferiti di nuovo a Porta Pia. La villa originale, la casa del Ministro e gli altri edifici dell’area sono stati rinnovati ed ora ospitano il personale diplomatico.
Villa Wolkonsky oggi
L’aspetto degli interni di Villa Wolkonsky è mutato un poco dagli Anni Trenta e costituisce uno splendido sfondo per accogliere i numerosi ospiti della Residenza.
Le sale ufficiali
Entrando nella Sala di marmo, gli ospiti sono accolti dal ben noto ritratto di Sua Maestà la Regina eseguito da Annigoni. Si tratta della prima copia autorizzata dell’originale, dipinta da Luciano Guarnieri, allievo di Annigoni. Fra gli altri dipinti di spicco ce ne sono due di Walter Richard Sickert, la Facciata di San Marco a Venezia ed Abbey Yard di Bath, il Nido della Sirena di Paul Nash, Summer Flowerpiece di John Nash, il ritratto della figlia di Vanessa Bell intitolato Angelica Garnett come Signora Millament e due grandi quadri: l’Interno del Duomo di Milano di David Roberts e Ritratto di Signora di Paris Bordone. La Sala contiene alcuni bei tavoli con ripiano di marmo del XIX secolo.
Il Grande Salotto, principale sala di ricevimento, è illuminata da un lampadario in bronzo dorato e cristallo molato da 40 luci su tre livelli. La moderna moquette è stata tessuta espressamente per questa sala ed il motivo è stato preso dal disegno di un soffitto italiano. L’opera pittorica principale è La Caccia al Cinghiale a Persano Condotta da Ferdinando IV di Johann Heinrich Willhelm Tischbein, che ritrae la Corte del Regno di Napoli nel 1792-93; fra le figure di corte ci sono l’Ambasciatore britannico Sir William Hamilton e sua moglie Emma. Un ritratto in gesso rosso della giovane Principessa Wolkonsky ad opera di Assia Busiri Vici è appeso sulla parete di fronte. Alte finestre danno su una deliziosa terrazza di marmo bianco e su una scalinata che conduce al prato principale e ad una fontana.
Due meravigliosi arazzi inglesi del XVII secolo tessuti nella fabbrica di Mortlake si possono ammirare nel Grande Salotto. Basati su cartoni di Raffaello attualmente conservati nel Victoria and Albert Museum, raffigurano l’Incarico di Cristo a Pietro e l’Accecamento di Elima. Il terzo della serie, La Morte di Saffira, è collocato nella Sala da Pranzo, mentre un arazzo fiammingo del XVII secolo, l’Uccisione di Cesare, si trova nel piccolo salotto, il Salone Rosa. Tutti e quattro gli arazzi sono un prestito del Duca di Buccleuch.
La Sala da Pranzo principale presenta alcuni pannelli marmorei sulle pareti ed architravi beige e grigi. Una coppia di tavolini in legno dorato inciso stile Giorgio II con ripiano di marmo ed una coppia di tavolini Giorgio III assieme a due candelabri Regency contribuiscono ad accrescere l’atmosfera formale di questa sala. La coppia di dipinti ad olio Tombe Allegoriche della Marchesa di Wharton e Joseph Addison sono di Donato Creti.
La Sala da Ballo con gli specchi ha architravi in marmo di Siena attorno alle finestre ed alle porte ed è illuminata da quattro lampadari in bronzo dorato e cristallo molato a 24 luci. 14 stampe di Piranesi decorano le pareti. È stato in questa sala che, in occasione della sua Visita di Stato in Italia nell’ottobre 2000, S.M. la Regina ha tenuto il Banchetto in onore del Presidente Ciampi. Attraverso una scalinata curva si discende nel prato principale ornato dagli alberi dei giardini.
In contrasto con la Sala da Ballo e la Sala da Pranzo, il piccolo Salone Rosa e la Biblioteca offrono un’atmosfera più informale. Il Salone Rosa contiene una raffinata collezione di porcellane inglesi, un antico lampadario a 20 luci ed un lusinghiero ritratto di Giacomo Francesco Edoardo Stuart, il Vecchio Pretendente, di Alexis Simon Belle. Giacomo ed i suoi due figli, Bonnie Principe Charlie, il Giovane Pretendente, ed il Cardinal Enrico Duca di York, morirono a Roma e sono sepolti nella Basilica di San Pietro. Le quattro opere d’arte veneziane che figurano nella Biblioteca furono lasciate alla Residenza da Lady D’Abernon nel 1953. Fra queste, l’Adorazione dei Re Magi di Giovanni Battista Piazzetta e la Madonna e Bambino con i Santi di Andrea Schiavone. Nella sala è contenuta anche una coppia di comò intarsiati del XVIII secolo.
I piani superiori
Un raffinato corrimano di metallo decora la scalinata principale che conduce al primo piano passando per l’appartamento per gli ospiti del piano rialzato. L’appartamento privato della villa si trova sul versante sud con ampie terrazze su entrambi i lati. Tre appartamenti per gli ospiti occupano il resto del piano. Quello principale, il Laterano, si apre su una delle più grandi terrazze con una veduta spettacolare su San Giovanni al di sopra di grandi magnolie. Gli altri hanno terrazze che danno sul giardino. Gli appartamenti per ospiti più piccoli sono situati al secondo piano. Dalla parte più alta del tetto è possibile ammirare nitidamente i Colli Albani ed i Monti Sabini, assieme al panorama di Roma in direzione San Pietro ed oltre.
Piano seminterrato
Il vasto piano seminterrato ospita le cucine, la lavanderia e le caldaie. Buona parte delle apparecchiature risalgono al tempo della Residenza tedesca, compreso in parte l’impianto di riscaldamento ed un meraviglioso stenditoio riscaldato per la biancheria nella lavanderia.
I giardini
La tenuta costituisce il gioiello di Villa Wolkonsky. Anche se oggi è molto più piccola di quando la Principessa Wolkonsky l’aveva progetta all’inizio, conserva tuttora molte delle caratteristiche originali. La grande varietà di piante e stili ne accresce l’attrattiva: vi si ritrova l’antica Roma nell’acquedotto, nelle tombe e nei resti delle statue; l’atmosfera inglese nei roseti e nell’accostamento di piantagioni formali ed informali; il romanticismo russo della parte boscosa; un sentore mediterraneo negli acanti e mimose e negli alberi d’olivo, e persino una suggestione di tropici data dalle cicale e dai banani. Un recente censimento degli alberi e delle piante ha individuato circa 200 specie diverse.
L’acquedotto e gli enormi alberi creano una splendida cornice per i numerosi fiori ed arbusti. Le rose continuano ad essere la nota dominante del giardino. Ultimamente, sono state piantate soprattutto vecchie varietà di rose che erano ben note alla Principessa Zenaide. Rose Banksiae bianche e gialle dalla fioritura precoce ma breve costellano l’acquedotto, altre rose rampicanti salgono lungo le colonne romane ed i tronchi degli alberi o si estendono su pergole e cornici. Nastri di colore discendono da fitte piante di rose rosso scuro ‘Ingrid Bergman’ e dal particolare letto di rose gialle ‘Golden Jubilee’ piantate per celebrare il 50mo anniversario dell’ascesa al trono di S.M. la Regina. Rose miniatura bordano illaghetto principale ed altre rose ornano entrambi i bordi del principale viottolo contornato da tassi: la varietà di rosa vincitrice del Premio Roma annuale si trova qua.
In giardino, l’anno inizia con gli ellebori, le camelie, gli iris miniatura, le giunchiglie, i crochi, i ciclamini; arbusti come calicanto, gelsomino, edgeworthia , caprifoglio invernale e melo cotogno offrono i primi colori. Sono seguiti rapidamente dalla mimosa e dai mandorli e ciliegi in fiore, nonché dai fiori d’arancio e di limone. Una profusione di colori prosegue per tutto il resto dell’anno grazie ad un’ampia varietà di piante: anemone giapponese, aquilegia, pisello odoroso, strelitzia, lantana, giglio, peonia, fucsia, canna, salvia, nerine e, dovunque, il fiore color crema dell’acanto. Bagliori violacei provengono dai lillà, dalla poligala e dagli arbusti di ceanothus, dai tappeti di viole, dalle cascate di glicini e dai tappeti di agapanto, eliotropo ed agerato. Piombaggine, lavanda e gerani erompono da grandi vasi di terracotta, e fresie, buganvillee, capperi ed ortensie si arrampicano su per l’acquedotto. Cisto, camedri, stramoni e callistemoni sopravvivono al caldo dell’estate mentre il papiro fiorisce copioso nei pressi delle umide grotte. I giardini che contornano la piscina, completamente nascosti dalla casa e dal resto del giardino, sono un continuo riverbero di colori, dalla tarda primavera fino alla fine dell’autunno.
I punti d’acqua rendono il giardino ancor più interessante. Di fronte alla scalinata del Grande Salotto, una fontana ovale presenta al centro una scultura con quattro delfini in marmo. Il giardino attorno alla piscina ha una fontana più formale, di marmo bianco, mentre il suono del gocciolio dell’acqua nelle due grotte riecheggia lungo la parete dell’acquedotto. Il grazioso laghetto dalla forma irregolare che si trova sulla piccola salita alla destra del sentiero principale di ghiaia è ombreggiato da tassi ed aceri e contornato da rose, felci, osta ed iris nani. Un piccolo putto sotto un frontone di marmo si erge fuori dall’acqua sul lato più distante. Pesci rossi scivolano agili fra le ninfee che crescono nell’acqua che scorre leggera. Le rane sembrano particolarmente affezionate a questo laghetto.
Il lato più lontano del giardino è dominato dal tempietto a cinque colonne e dal tetto conico. (La provenienza delle colonne non è chiara). Una copia in marmo bianco di un busto classico di Venere, donata da Sir Ashley Clark, Ambasciatore britannico in Italia dal 1953 al 1962, si può ammirare al centro del tempietto.
Siepi sempreverdi di tassi, alloro e pitosforo suddividono le varie sezioni del giardino, fra cui l’‘orto’ o giardino della cucina che produce fiori, spezie e verdura per la residenza. Villa Wolkonsky produce anche il proprio miele da tre arnie situate in fondo al giardino. Dei grandissimi alberi spettacolari conferiscono ai giardini una nuova dimensione. Cedri, olivi, fichi, querce, lime, castagni, ginko, paulonie, cipressi, pini marittimi e persino una sequoia crescono floridi accanto alle acacie dai fiori bianchi, alle enormi magnolie grandiflora ed alle palme cariche di datteri. In autunno, i melograni ed i kaki offrono i loro meravigliosi frutti. Gli alberi di arancio e limone danno i loro frutti in inverno, con colori che risaltano contro il verde scuro della chioma, segnalando il ritorno dell’appuntamento annuale con la marmellata di Villa Wolkonsky.
Il Grande Salotto a Villa Wolkonsky